Quali sono i canali più usati dagli spazi di coworking per la promozione della propria offerta e delle loro attività? Abbiamo tracciato un quadro delle loro principali attività e scoperto alcune cose molto interessanti

Come si promuovono i coworking, uso dei socials, pubblicità coworking

Il concetto originario di coworking insiste sulle relazioni identitarie di comunità e sull’innovazione di modelli e strumenti del lavoro, non limitandosi all’equipaggiamento dello spazio, bensì enfatizzando valori specifici, competenze, reti di relazioni, servizi formali e informali. La comunità di un coworking, intesa come amplificatore di opportunità, costituisce il proprio valore aggiunto, in particolare nella sfera del digitale.

Pertanto l’attività di promozione di un coworking è strategica, sia in quanto veicolo per l’acquisizione di nuovi potenziali clienti, sia in quanto “prodotto” del coworking stesso capace di promuovere le professionalità che sono al suo interno.
Abbiamo selezionato alcune delle attività più diffuse secondo questa prospettiva e chiesto con quale grado vengono effettuate nell’anno.

Presidiare i social più che il web

I canali più utilizzati dai coworking in Italia sono di gran lunga i social media. Questi sono il presidio più assiduo di promozione e probabilmente lo strumento che permette il maggior rapporto costo benefici. Utilizzati per la comunicazione delle attività svolte, per l’engagement/community building, per la diffusione di contenuti, per la promozione (organica) del brand e delle opportunità associate.

Solo 1 coworking su 2 mantiene un blog. Tra questi davvero pochissimi lo utilizzano con assiduità (7%). Il blog, che tra le attività promozionali indicate è quello più connesso con la produzione di contenuti originali, è più utilizzato dai coworking che presentano un bilancio in attivo e da quelli collegati ad un franchising.

Più diffusa è l’attività SEO, sebbene solo 1/3 abitualmente ottimizza il proprio sito per i motori di ricerca. La minore mobilità del lavoro in Italia e l’utilizzo dei social possono spiegare lo scarso interesse a farsi trovare sul web.

Poca pubblicità, mirata, sui social

Trend per nulla sorprendente: i social network sono anche il luogo delle campagne promozionali a pagamento. 4/5 dei coworking li utilizzano e anche abbastanza frequentemente (oltre 40%). La pubblicità tradizionale attraverso inserzioni, volantini e affissioni di contro è utilizzata al contrario utilizzata solo dal 20%.

Nessuna ricetta data

Non si riscontra tuttavia nessuna relazione statisticamente significativa tra la frequenza dell’uso dei social, anche per la pubblicità, e la redditività dei coworking.

I coworking che hanno superato il break event point fanno in genere un uso leggermente più moderato dei social e del web, ma non è apprezzabile uno scostamento significativo.

Nessuna differenza significativa neppure tra il comportamento degli spazi in grandi realtà urbane, da cui ci si aspettava un maggiore dinamismo nella promozione, essendo inseriti in un contesto più competitivo. Solo nei centri al di sotto dei 20.000 abitanti si registra una netta riduzione delle attività di promozione, peraltro non significativa.


fonte: Italian Coworking Survey 2018

Il passaparola è importante

Abbiamo rintracciato una vasta area di inattività o di attività molto modesta che coinvolge 1 coworking su 3 che in pratica si affida al passaparola o ad altre attività. In generale si tratta di coworking creati con lo scopo di ridurre delle spese di un’altra attività. Tuttavia si affida al passaparola anche chi ha l’obiettivo di “fare business” o di ricercare visibilità per un’altra attività, pur dedicando molto più tempo e risorse alla promozione.

Come per qualsiasi struttura ricettiva, l’esperienza dei coworkers ha un peso nel racconto di un coworking che potrebbe giustificare questa inattività.

Si punta sull’esperienza coworking e sulla community building

I coworking in Italia sembrano scommettere molto sull’esperienza vissuta dai coworkers. La maggioranza offre periodi di prova gratuiti. Mentre circa 1 coworking su 2 realizza eventi per i propri clienti e si occupa attivamente della costruzione di una propria community.

Il problema dell’isola

Gli spazi di coworking in Italia sono troppo spesso isole. Solo il 10% di questi realizza iniziative in collaborazione con altri, e sorpresa, neppure chi è dentro un network (franchising o reti/associazioni di coworking) è molto attivo nella collaborazione con altri. Per i primi si tratta di eventi davvero sporadici, mentre quelli connessi a reti/associazioni di coworking sono più frequenti, ma molto meno di quanto ci si poteva aspettare.

Il problema dell’isola si riflette anche nella partecipazione a programmi di cooperazione davvero poco impegnativi come Coworking Visa, che consente ai membri attivi di uno spazio di utilizzare gratuitamente altri spazi di coworking in tutto il mondo per un determinato numero di giorni (in genere 3): in Italia sono iscritti al programma solo 14 spazi su oltre 500.

Scopri nelle vizzes come cambia l’attività di promozione tra altre dimensioni.

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