Quanti coworking space ci sono in Italia?

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Il termine coworking space è uno di quei termini abbastanza nuovi nella lingua italiana da non essere ancora stati tradotti, ma allo stesso tempo esso è arrivato abbastanza tardi da non necessitare nemmeno una vera e propria traduzione. Indubbiamente frutto di un fenomeno ben più grande, ovvero la sharing economy, di strada ne ha fatta dalla sua nascita ad oggi. Ma in Italia a che punto siamo? L’italian coworking survey cerca di rispondere a questa e a molte altre domande proponendosi come il primo survey sul fenomeno coworking in Italia.

Dagli Stati Uniti all’Europa, passando per l’Italia

Siamo a San Francisco ed è il 2005, l’Italia non ha ancora vinto i mondiali e la crisi economica più impressa nella memoria collettiva è ancora quella del ’29.

Uomo a lavoro nel primo coworking space al mondo
Il primo coworking space a San Francisco // credits: codinginparadise.org

Brad Neuberg, però, nel frattempo crea il primo coworking space e con esso un fenomeno economico, culturale ed imprenditoriale: la condivisione di uno spazio di lavoro. L’idea piace molto, ne nascono numerosi negli Stati Uniti e l’arrivo in Europa è quasi immediato. Dopo 13 anni dalla sua nascita, il coworking è un fenomeno di rilevanza anche in Italia e si presenta indubbiamente come una realtà piuttosto consolidata. Considerando che ad oggi i coworking space in Italia sono più di 550 e che a livello nazionale si può trovare 1 coworking space ogni circa 108 mila abitanti è difficile parlare di nicchia di mercato in riferimento al fenomeno. I numeri, insomma, ci sono e sono piuttosto considerevoli, tanto che anche in Italia la competizione ha già dato vita a diversi tentativi di differenziazione del prodotto offerto.

Nord, Sud, città, provincia: il coworking space è di tutti

Coworking space in Italia nel calabrese
Un coworking space, che è anche coliving, in Calabria: lontano dalla città // credits: www.homeforcreativity.com

Considerando le caratteristiche del coworking si potrebbe pensare ad esso come un fenomeno il cui habitat naturale è quello della grande città moderna. Si potrebbe, quindi, pensare che la diffusione degli spazi sul territorio rispecchi questa idea di fondo. Dati alla mano si potrebbe anche pensare di avere ragione, ma solo in parte. Dall’Italian coworking survey si nota innanzitutto un’omogenea distribuzione regionale e territoriale dei coworking space italiani. Certo, più della metà dei coworking space (55%) sono situati al Nord, ma Sud ed Isole si sono fatti sempre più protagonisti, riuscendo ad accogliere (a gennaio 2018) il 38% degli spazi totali. Inoltre, il fenomeno coworking ha esplorato con successo anche altri habitat, oltre a quello naturale già citato. A tal proposito, basti pensare che solo il 32% degli spazi è situato in centri abitati con più di 200 mila abitanti e che 1 spazio su 4 è situato in città con meno di 50 mila abitanti fuori da aree metropolitane. Questa visione positiva di panorami alternativi ai coworking space è confermata, poi, dai dati sulla redditività. Se è vero che, nonostante la più alta competizione, i coworking delle grandi città (soprattutto al Nord) hanno risultati migliori, è anche vero che non è stata evidenziata una relazione significativa tra dimensione e redditività. Con buona pace della cultura americana, nel mondo dei coworking space, “grande” non significa necessariamente “migliore” e questo l’Italia l’ha capito sin da principio.

In conclusione…

Il mercato delineato dall’Italian coworking survey è piuttosto positivo nel complesso. Ci si potrebbe chiedere se tutto ciò non sia addirittura troppo positivo, ovvero se non si stia incorrendo in una saturazione del mercato. I creatori del sondaggio hanno girato la domanda direttamente ai rispondenti (tutti gestori di spazi italiani), mettendo in evidenza che la saturazione è ancora piuttosto lontana. Solo secondo una piccola percentuale dei rispondenti (circa il 15%) i coworking space in Italia sono troppi, mentre per altri (il 24%) essi sono addirittura pochi. Il restante dei rispondenti, corrispondente alla maggioranza (59%), ritiene invece che il numero sia più o meno quello giusto. Anche in questo caso i dati statistici sembrano porsi a favore sia di chi si impegna a portare avanti i progetti legati al mondo del coworking italiano, sia di chi vorrebbe farne parte in futuro.

Per rispondere alle domande iniziali, si può dire che ci sono abbastanza coworking space in Italia, abbastanza per poter dire che siamo a buon punto. Secondo i dati riportati, teoricamente non c’è un posto ottimale dove far nascere un progetto ed il terreno italiano è ancora fertile. Ci sono sicuramente aspetti molto rilevanti da considerare per chi vorrebbe esplorare a livello imprenditoriale questo settore, primo fra tutti la concorrenza, ma è interessante sapere che c’è ancora tanto da scoprire. Insomma, un po’ di spazio c’è ancora, basta riempirlo… con altri spazi.

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