L’Alveare chiude – Riflessioni su PA e Coworking (aggiornamento 6 aprile 2019)

L’Alveare chiude a fine marzo 2019. La storia del coworking a Roma Centocelle con spazio baby e alcune riflessioni su PA e Coworking in Italia. Ne abbiamo parlato con Serena Baldari co-fondatrice dello spazio.
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Abbiamo affrontato la relazione tra le politiche pubbliche e spazi di lavoro condivisi in occasione della prima Italian Coworking Survey. Lo faremo ancora nella survey 2019. Nel frattempo, la notizia dell’imminente chiusura de l’Alveare coworking a Roma zona Centocelle, ha rilanciato fortemente il tema.

Cos’è l’Alveare

L’Alveare è un coworking per neopapà e neomamme, che offre postazioni di lavoro e servizi di conciliazione in un unico ambiente. Gestisce uno spazio di proprietà pubblica di 200 metri quadri, composto da una area di lavoro con 20 postazioni, uno spazio baby che può accogliere fino a 12 bambini e una sala riunioni.

Il loro progetto di coworking è finalizzato migliorare la conciliazione vita-lavoro e a far emergere nuovi modelli genitoriali, oltre che di condivisione.

L’Alveare è un coworking molto vitale, che realizza workshop e eventi formativi aperti, che gestisce un gruppo di acquisto solidale, e soprattutto che ha contribuito alla rigenerazione del quartiere in cui è situato e ovviamente anche dello spazio pubblico affidatogli, su cui ha investito nel suo ripristino e nella messa a norma.

Cosa è successo a L’Alveare

Ed è qui il problema, la nuova Giunta del V municipio a fine gennaio scorso annulla l’affidamento dello spazio all’Associazione, alla quale nel frattempo si è affiancata una cooperativa per gestire le attività del coworking, imponendo così la fine (speriamo di evitarla) dell’esperienza di Centocelle entro la fine di marzo 2019, termine ultimo per lasciare lo spazio.

A quanto pare, la nuova Giunta, ha rilevato l’illegittimità dell’affidamento diretto e ha ritirato la proroga accordata all’Alveare dallo stesso V Municipio nel novembre 2015, senza però programmare una procedura per la concessione dello spazio pubblico per le medesime finalità. Avrebbe inoltre verificato la non adeguatezza dello spazio alle norme previste per i nidi, sostanzialmente contestando la natura del progetto su cui il Municipio ha precedentemente investito, dal momento che il servizio offerto non è assimilabile a quello dei nidi.

Il Coworking sociale e la PA

Senza entrare nel merito della decisione, peraltro legittima, vale la pena riflettere su come questa vicenda sia rappresentativa del rapporto attuale tra Universo coworking e Pubblica amministrazione.

1)    Le Amministrazione hanno ancora una grande difficoltà ad inserire il modello flessibile e di natura mista del coworking e le sue declinazioni (specie quelle “social innovative”) nel quadro normativo in cui operano. Sia sotto il profilo della natura del gestore (Associazione vs Cooperativa, come in questo caso), sia sotto il profilo dei servizi che offrono (il Coworking diverso da un locatore, diverso da un asilo nido o da ente di formazione, ecc.).

2)    Idee vincenti e strumenti innovativi sono spesso implementati o abbandonati dalla PA secondo il sentire del momento politico e raramente attraverso un’analisi dei risultati raggiunti e degli impatti. Questo disincentiva sempre più potenziali gestori ad investire e a creare impresa sociale in Italia in partnership con le istituzioni pubbliche, che sono nel nostro paese effettivamente ben al di sotto delle pratiche registrate in Europa.

3)    Allo stesso modo la PA italiana mantiene inutili steccati tra le definizioni di impresa, associazione e cooperativa, ecc., e sarebbe il caso di adeguare in fretta anche qui la normativa, ma soprattutto la prassi amministrativa.

Sono ovviamente problemi che non possono essere risolti solo da una parte e che devono essere considerati quando si sviluppano progetti in partnership con la pubblica amministrazione. Vanno però iscritti urgentemente nell’agenda politica soprattutto quando si decide di investire nell’innovazione sociale e in generale in modelli innovativi di sviluppo.

Stiamo con L’Alveare

Italian Coworking, come tantissime realtà in questi giorni, sostiene l’Alveare e si augura che una soluzione possa essere trovata dal Municipio V di Roma al più presto.

L'Alveale coworking e spazio baby

Come è andata a finire (aggiornamento del 6 aprile 2019)

Niente. Per il momento, l’esperienza dell’Alveare a Centocelle finisce con la riconsegna dei locali al Municipio V (5 aprile 2019). A fronte del clamore che la notizia ha suscitato in tutta Italia, la Giunta dell’amministrazione di Centocelle ha ribadito di aver dato mandato ai propri uffici per l’esplicazione di bando finalizzato all’assegnazione degli spazi di Via Fontechiari. Tuttavia non ha ancora definito la tempistica o le attività oggetto dell’avviso.

Il futuro dell’Alveare è dunque tutto da definirsi nelle prossime settimane/mesi. Di sicuro il progetto è destinato a continuare come hanno dichiarato le fondatrici.

Continueremo a monitorare nella speranza di raccontarvi un lieto finale, e perché no, anche inaspettatamente ad opera di qualche privato illuminato che si faccia avanti e decida di co-investire nell’Alveare.

Stay tuned!

 

Facci sapere cosa ne pensi nei commenti qui sotto!

 

 

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